Nel post di oggi conosceremo alcune parole della lingua francese facilmente confondibili con altre, vuoi perché si pronunciano allo stesso modo (o quasi), vuoi perché non le abbiamo mai imparate (ed assimilate) con la giusta attenzione. Ti eviterò, dunque, di cadere in certi tranelli che sembrano messi lì apposta proprio per incasinarti la vita, farti dubitare delle tue certezze (poche o tante che siano) e mescolare le carte in tavola.
Abbiamo tutti delle parole che non riusciamo a distinguere, degli aspetti linguistici che continuiamo a confondere anche dopo anni e anni di relazione stabile con la lingua che stiamo imparando o che abbiamo imparato tempo fa e usiamo abitualmente per lavoro o nella vie personnelle. Per quel che mi riguarda la distinzione tra accento grave e acuto è sempre stata un grosso problema, non riesco a ricordare mai mai mai mai – sono un caso così grave che neanche l’ipnosi potrebbe funzionare…- qual è l’uno e qual è l’altro: so benissimo quando e come usarli, eppure quale va verso destra e quale verso sinistra è ancora oggi un mistero su cui la mia mente non vuole aiutarmi a far chiarezza… e ad oggi non ho ancora trovato un escamotage che riesca a salvarmi dall’impasse una volta per tutte!
Ti ho già fatto venire il mal di testa e l’ansia da prestazione? Stai tranquillo, perché sto per svelarti alcuni segreti per sopravvivere a tutte le insidie che incontrerai nella tua relazione con il francese. E se dopo aver letto il post tra voi ci sono ancora incomprensioni apparentemente insormontabili, contattami in privato, saprò aiutarti a ritrovare la giusta armonia.
Ricordati anche di condividere il più possibile questo articolo, ho come il sospetto che tu non sia l’unico ad avere di questi problemi!

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20 ENFANTS TERRIBLES DELLA LINGUA FRANCESE.

Lo dico sempre ai miei corsisti di francese: l’ortographe française est très méchante, n’est-ce pas? Generalmente la risposta che ottengo è sempre affermativa, perché il francese non è certo la lingua più difficile al mondo (altre meritano questo primato e, senza andare a cercare in territori linguistico-culturali esotici, credo che già il tedesco possa avvicinarsi molto di più al podio…), ma gli va riconosciuta comunque una certa complessità ortografica che lo fa sembrare una lingua estremamente fastidiosa e rompiscatole proprio perché sono le piccole cose quelle che fanno la differenza.

Un accento o una sola lettera fuoriposto possono completamente cambiare la categoria grammaticale di una parola e/o il senso di tutta una frase, creando fraintendimenti ed incomprensioni.

Molto spesso capita che alcune parole si pronuncino allo stesso modo ma si scrivano in modo (leggermente) diverso. Per cui no, mon cher lecteur et ma chère lectrice, l’approssimazione non è di casa quando si deve scrivere e parlare in francese: più ti dimostrerai capace di riconoscere queste sfumature e di dominarle, più la tua scioltezza e il tuo controllo linguistici sembreranno elevati.

Ed ora entriamo nel vivo dell’articolo, sto per presentarti le 20 coppie di parole da conoscere e riconoscere!


  1. A / À.

A è la terza persona singolare del verbo avoir, mentre à è una preposizione semplice (sarebbe meglio che tu la facessi uscire con l’accento anche quando è maiuscola):

  • Ma soeur a trois fils mais elle n’est pas mariée.
  • Demain je vais à la piscine.
  1. SI / OUI.

Tutti sappiamo che “sì” nella lingua di Victor Hugo è oui. Certo, niente di più vero, se non fosse che esiste un caso in cui “sì” non è oui ma si; infatti, se devi rispondere affermativamente ad una domanda negativa, devi usare si e non oui:

  • Il ne travaille pas ici? Si, il travaille ici, mais aujourd’hui il n’est pas dans son bureau. 
  1. MINCE / MAIGRE. 

Se devi fare un complimento ad una donna e farle notare quanto sia in forma, se fossi in te opterei per  l’aggettivo mince, dato che maigre ha in sé una valenza leggermente negativa ed indica una magrezza che non è proprio sinonimo di salute e bellezza, un po’ come l’aggettivo italiano “patito, smunto” o qualunque altra variante dialettale tu sia abituato ad usare. Per cui, se una persona è magra di costituzione non sarà maigre, ma mince.

  1. DES AUTRES / D’AUTRES.

Se volessimo essere precisi – e noi lo saremo, perché o così o niente…!-, des autres traduce l’italiano “degli altri” (avete presente il film La vie des autres, ossia “La vita degli altri?”) e dà informazioni riguardanti il possesso (di chi è la vita? degli altri). D’autre è tutta un’altra storia, poiché traduce l’italiano “altri” (quello, per capirci, della frase “ne voglio altri”). Gli esempi che seguono ti aiuteranno a completare il ragionamento:

  • Voici des fleurs. Les roses sont très belles, mais je préfère la couleur et l’odeur des autres.
  • Je veux d’autres fraises.
  1. DU / DÛ. 

Eh no, mio caro, du n’est pas dû e ceci n’est pas une pipe! Du è l’italiano “del”, mentre corrisponde al participio passato del verbo devoir e traduce l’italiano “dovuto”:

  • Sophie a acheté du chocolat.
  • Il a dû allé se présenter chez le directeur.
  1. OU / OÙ.

 Quando in italiano dici “non so se devo parlarle o stare zitto”, “o” è il francese ou; al contrario, quando dici che non sai dove andare domani pomeriggio, in francese ti servirà , poiché traduce l’italiano “dove”:

  • Tu peux venir lundi o vendredi.
  • Je ne sais pas où elle habite.
  1. ÉTÉ / ÉTÉ. 

No no no, non è un refuso. Été traduce sia “estate” – ti ricordo che in francese il sostantivo è maschile- che il participio passato del verbo essere, ossia “stato/a”. Per quanto riguarda quest’ultimo caso sappi che été è un participio invariabile, per cui dirai il a été trompé par lui e elle a été trompée par lui. Ecco due esempi che ti aiuteranno a vedere più da vicino quello che ti ho appena spiegato:

  • L’été dernier a été le meilleur été de ma vie.
  • J’ai déjà été en Italie l’année dernière.
  1. SOUS / SUS / SUR. 

Partiamo da sous e sus. Il problema in questa coppia nasce soprattutto all’orale, poiché le due preposizioni hanno una pronuncia molto simile, ma non uguale. La coppia di vocali che c’è in sous va letta come una normalissima U, mentre la U di sus va letta come una U alla francese, quella U che pronunci posizionando le labbra nella nota posizione del “culetto di gallina”…! Questa premessa ti sarà utile per imparare a distinguere, ad esempio, au-dessous de da au-dessus de: pour être bref, tieni a mente che au-dessous de significa “al di sotto” (plus bas), mentre au-dessus de significa “al di sopra” (plus haut).

Ricordati che per tradurre l’italiano “sopra” si usa la preposizione semplice sur:

  • La bille a roulé sous le lit.
  • Sur la table il y a les livres que tu m’a demandés.
  1. VOIRE / VOIR. 

Voir è l’infinito del verbo “vedere”, mentre voire è qualcosa di molto simile all’italiano “addirittura”:

  • Il ne veut plus te voir.
  • Je l’espère depuis de mois, voire des années
  1. Italien / italien. 

Se il titolo di questo punto non è in maiuscolo, un motivo c’è e si chiama “farti notare che parole come italien, français, anglais, tunisien, ecc., possono scriversi in due modi diversi, con la lettera maiuscola e con la lettera minuscola”. Con la lettera maiuscola indicano il popolo degli italiani, dei francesi, degli inglesi, ecc., mentre con la lettera minuscola sono dei normalissimi aggettivi di nazionalità. Giusto per non dare nulla per scontato preciso che il discorso appena fatto vale per tutti i termini indicanti nazionalità, sia che siano usati al maschile o al femminile, al singolare o al plurale:

  • Elle est italienne.
  • Les Italiens adorent manger.
  1. AN / ANNÉE.

Noi italiani, che amiamo le cose semplici, abbiamo solo una parola, ossia “anno”, per indicare un arco temporale di 365 giorni. Invece, i francesi, che linguisticamente parlando se la tirano molto più di noi, ne hanno due. Vediamo, dunque, quando usare an (maschile) e quando usare année (femminile).

Usa an con i numeri, quando vuoi indicare un periodo di tempo o situare un momento particolare all’interno di un’epoca:

  • Depuis 20 ans il travaille en Amérique du Sud.
  • À deux ans il n’avait pas encore commencé à parler.
  • L’an 2015 a été très important pour ma formation professionnelle.

Serviti di année per parlare di un periodo di tempo considerato nella sua durata.

Fai attenzione: se an è sempre seguito da un numerale, année no:

  • L’année dernière ils ont allés en congé en juillet.
  • Pauline n’a travaillé que les trois premiers mois de l’année.
  • L’année de son mariage il a acheté une nouvelle maison pour sa famille.

12. NON / PAS.

Ti devo raccontare la verità: capirci qualcosa tra non e pas mi è costato fatica, per cui ho una ragione in più per cercare di essere il più chiara e precisa possibile in poche righe, senza complicare la vita di nessuno (che già la vita si complica da sola…).

Procediamo con ordine e iniziamo da pas: assieme a ne dà vita alla struttura negativa per eccellenza e serve per negare in toto verbi, sostantivi, aggettivi, avverbi, preposizioni, ecc. Praticamente, quando usi pas, stai negando, senza dare nessuna alternativa, un elemento all’interno della frase, punto, a capo, stop:

  • il ne vit pas loin d’ici.
  • Tu le trouve comment, ce film? À vrai dire, pas intéressant.
  • Est-ce la bonne réponse? Pas exactement.

Ti ricordo che all’orale è possibile rimuovere ne dalla frase negativa, mentre quando scrivi deve obbligatoriamente essere presente anche lei, ben ancorata al suo posto all’interno della frase.

Passiamo ora a non, che si usa quando devi non solo negare qualcosa, ma dare anche un’alternativa. Devo comunque essere onesta e farti sapere che nella lingua corrente molto spesso viene sostituito da pas:

  • Elle est studieuse, non intelligente = elle est studieuse, pas intelligente.
  • Je veux parler avec toi, non avec elle = je veux parler avec toi, pas avec elle.
  • Important ou non, tu dois t’occuper de ce problème.

Attento anche a costruire bene la frase quando usi pas seulement e non seulement, poiché quando usi non seulement devi sempre dare un’alternativa e creare, quindi, quella che per gli esperti si chiama costruzione antitetica:

  • Cette règle ne s’applique pas seulement aux employés.
  • Non seulement cette règle s’applique aux employés, mais elle s’applique aussi aux ouvriers.

13. DE / DES – LE / LES.

Non pensare subito che stia sottovalutando te e il tuo livello di francese, lo so che lo sai cosa è de, cosa è des, cosa è le e pure cosa è les. E siccome so che tu sai non è mia intenzione farti una lezioncina di grammatica, più che altro mi preme portare la tua attenzione sulla pronuncia di queste quattro paroline.

La pronuncia non è mai un fattore da sottovalutare in nessuna lingua, men che meno in francese. É estremamente importante pronunciare bene de e le per distinguerli da des e les, poiché, non pronunciando mai la S in posizione finale di parola se preceduta da E muta, non c’è nessun appiglio auditivo che possa far capire immediatamente a chi ti ascolta che si tratta di una quantità plurale e non singolare. Ecco allora che una buona e corretta pronuncia ti salverà dallo stress e ti farà fare pure un bel figurone di fronte al tuo pubblico.

Ripeti con me: per pronunciare correttamente de e le devi pronunciare solo il suono delle rispettive consonanti, poiché la E che segue è muta, si vede ma non si sente. Al contrario, per pronunciare correttamente des e les devi pronunciare la stessa E “semi-aperta” che useresti per dire in italiano “credere”.

14. TOUT LE MONDE / LE MONDE ENTIER.

Cerchiamo di fare chiarezza su questa questione una volta per tutte, perché mai come in questo caso è facile sbagliare. L’espressione tout le monde e l’espressione le monde entier non sono sinonimi, ognuna ha un significato ben preciso che ora andrò a svelarti: tout le monde è sinonimo di tous les gens, traduce, cioè, l’italiano “tutti”, mentre le monde entier traduce l’italiano “il mondo intero” inteso come pianeta, luogo abitato in lungo e in largo da persone, animali, piante, ecc.:

  • Tout le monde doit se lever pour participer au jeu.
  • Grâce à ses études, il est devenu célèbre dans le monde entier.

15. MERCI DE / MERCI POUR.

Usa merci seguito da de o da pour quando la parola che segue non è un verbo; al contrario, quando la parola che segue è un verbo all’infinito, ecco che sei costretto ad usare merci accompagnato da de, come nell’esempio che segue:

  • Merci de me communiquer le poids du colis.
  • Merci de / pour vos précieuses informations.

16. CET / CE.

Anche in questo caso voglio salvarti dalla confusione che genera solo altra confusione! Ce e cet sono entrambi aggettivi dimostrativi, per capirci traducono l’italiano “questo”; l’unica differenza è che ce va usato con i nomi maschili che iniziano per consonante, cet con i nomi maschili che iniziano per vocale o H muta.

  • Cet après-midi je reste chez moi.
  • On dit que cet hiver il fera très froid.
  • Ce matin mon fils n’est pas allé à l’école.

17. NUMÉRO / CHIFFRE / NOMBRE.

Nel linguaggio comune molto spesso queste tre parole vengono confuse e utilizzate quasi come fossero intercambiabili. Tuttavia, può essere che tu sia una di quelle persone fortunate che ci capisce qualcosa di matematica, economia, ecc., e che, quindi, per te distinguere tra chiffre e nombre sia assolutamente importante per svolgere con professionalità e precisione il tuo lavoro. Vediamo, dunque, nello specifico a cosa mi riferisco.

0, 1, 2, 3 sono chiffres. Con le chiffres di cui disponiamo possiamo formare tutta una serie di nombres (85, 73, 21, ecc.). Con le chiffres e i nombres possiamo formare dei numéros, ossia una sorta di codice che porta in sé delle informazioni (ti dice niente le numéro de téléphone?) o che indica la posizione di qualcosa all’interno di una serie, come, ad esempio, le numéro de rue o le numéro atomique.

18. J’AI UN CHAT / JE N’AI PAS DE CHAT.

Ennesima questione controversa, lo so. La buona notizia è che anche in questo caso c’è una regola e la regola dice che l’articolo indeterminativo un, une e des va sostituto dalla preposizione semplice de (o d’ davanti a vocale o H muta) all’interno di una frase negativa:

  • Je mange des fraises / je ne mange pas de fraises.
  • Pierre a une soeur, elle travaille chez Peugeot / Pierre n’a pas de soeur, mais sa femme travaille chez Peugeot.

19. REVENIR / RETOURNER / RENTRER.

Revenir significa “tornare di nuovo in un posto, tornarci un’altra volta”:

  • Il vit en Belgique depuis 2012 mais il revient très souvent.

Retourner, invece, significa “ritornare nuovamente dal posto da cui si è partiti”:

  • J’ai oublié mes clés au restaurant, il faut que j’y retourne!

Rentrer significa “ritornare chez soi o in uno posto abituale”, come potrebbe essere il luogo di lavoro:

  • Le bateau rentre au port à 6 heures.
  • Il est parti en vacances avec ses fils mais il va rentrer le 15.

20. VITE / RAPIDE.

Ed eccoci giunti all’ultimo punto. Vite e rapide traducono entrambi l’italiano “rapido, veloce”, ma vite è un avverbio, mentre rapide è un aggettivo:

  • Il parle toujours trop vite et moi, je ne comprends rien de ce qu’il me dit.
  • Cette voiture est très rapide, faites attention!

Se dopo aver letto questo articolo ti è venuta voglia di imparare il francese o di perfezionare quello che già sai proprio per dimostrare a tutte queste rognose sfumature che tu puoi, contattatami in privato, sarò felicissima di aiutarti! Nel frattempo continua a seguirmi e a leggere tutti gli altri articoli del blog, troverai tanti altri suggerimenti utili per migliorare il tuo rapporto con lo spagnolo e/o con il francese.

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