Oggi scopriremo assieme gli errori commessi più frequentemente da chi, come me e te, è rimasto affascinato dalla lingua di Cervantes e ha deciso di studiarla. Nella seconda parte del post (che pubblicherò a breve) ti svelerò dei suggerimenti utilissimi per imparare a pronunciare perfettamente i suoni dello spagnolo!

 

Già saprai che ci sono lingue più facili e altre più difficili da imparare. Per noi italiani studiare spagnolo o portoghese è senza dubbio più facile che studiare russo e la ragione è molto semplice: più vicini sono i sistemi linguistici, più il processo di apprendimento è immediato ed intuitivo.

Più la lingua che stiamo imparando è vicina alla nostra lingua madre, più è normale -soprattutto nelle prime fasi dell’apprendimento- approfittare delle somiglianze tra le due lingue in questione per far fronte alle difficoltà e riempire i vuoti che non ci permettono di comunicare come vorremmo, frustrando le nostre intenzioni. Non farti, però, abbindolare da cotanta facilità apparente. È vero, lo spagnolo e l’italiano sono lingue molto simili, quasi gemelle, ma le differenze ci sono e tu devi imparare a riconoscerle, se vuoi davvero essere al sicuro da italianismi, falsi amici e manierismi presi in prestito dalla tua lingua madre.

Che tu stia studiando tedesco o francese, giapponese o spagnolo, poco importa: quello che conta davvero è che impari sin da subito a ragionare direttamente con gli schemi della seconda lingua, uscendo dalla confortevole visione “italiano-centrica”. È in spagnolo che devi scrivere o parlare, non in italiano; per quale motivo, dunque, dovresti fare un (inutile) passaggio in più?

Ti racconto un aneddoto, giusto perché tu capisca a cosa mi riferisco quando dico che la vicinanza linguistica, a volte, può rivelarsi un’arma a doppio taglio. Tieni presente che ciò che sto per raccontarti è accaduto dopo mesi di soggiorno madrileno, ormai pensavo e sognavo in spagnolo e non avevo più nessun tipo di problema a comunicare…eppure, un momento di distrazione e tac, caduta in pieno nella fossa dei leoni…

Madrid, anno 2012. All’epoca vivevo a Lavapies, uno dei tanti barrios della capitale. Un sabato mattina qualunque scendo dal fruttivendolo all’angolo per fare scorta di frutta e verdura. Chiedo delle carote (che manco mi fanno impazzire, ma tant’è…): “Buenos días, querría unas *carotas por favor”. Il tipo mi fissa con lo sguardo di chi pare non capire. Glielo ripeto, mentre nella mia testa inizio a pensare se è il caso di tirar fuori carta e penna per fargli un disegnino (e in questo caso avrei dovuto fare i conti con una delle mie più gravi mancanze: sono priva di talento artistico, quando lo distribuivano ero sicuramente assente). Continua a non capirmi, inizio a stizzirmi e passo all’inglese, ormai incredula, cosa ci sarà mai di così complicato proprio non me lo spiego: “Carrots, quiero carrots”. Lui, finalmente, sembra reagire e risponde: “Ahhh, ¡zanahorias!”. Ecco, in quel momento avrei voluto che una voragine si aprisse sotto i miei piedi per sprofondare ed emergere a chilometri di distanza…

È proprio per evitarti figure simili che ti lascio di seguito un elenco degli errori più comuni, quelli facilmente evitabili con qualche accorgimento e qualche dritta in più: se conosci i tuoi nemici, sai anche come affrontarli… questo è il nostro motto di oggi!

Sei pronto a iniziare un corso in spagnolo o francese con me?Fammi sapere di cosa hai bisogno e saprò indicarti lo strumento a te più adatto.

I miei servizi

1. Uso degli articoli.

  • L’ non esiste: ti devi accontentare di EL e LA (el avión, el águila, la atmósfera, la amiga), sempre e senza eccezioni, sia nella lingua scritta che in quella orale.
  • L’incontro tra DE ed El o A ed El dà vita rispettivamente a DEL e ad AL: el hijo del alcalde se casó ayer, esta mañana han ido al aeropuerto, van a Japón de luna de miel.
  • OTRO/A/OS/AS non devono mai essere preceduti dall’articolo indeterminativo UN/UNA/UNOS/UNAS: me gustaría otra cerveza è corretto, *me gustaría una otra cerveza no.

2. Este / ese colchón o esto / eso colchón? 

La risposta esatta è senza ombra di dubbio la prima, *esto /eso colchón è assolutamente incorretto.

Ripetiamo insieme: ESTE è aggettivo dimostrativo maschile singolare (este señor, este mueble, este refrán, ecc.) e corrisponde all’italiano “questo”. Allo stesso modo funziona ESE, che corrisponde all’italiano “codesto” (ese hombre, ese armario, ese ordenador, ecc.) e che puoi usare per riferirti a qualcosa o qualcuno che non è così vicino a te che parli, ma nemmeno così lontano da poter usare AQUEL, che traduce “quello”. ESTO e ESO, invece, non hanno niente a che vedere con i sostantivi, poiché non hanno genere e corrispondono all’italiano “ciò”:

A: Ella gana más dinero que tú, por eso no te cae bien.

B: ¡Qué va! Esto lo dices tú porque no conoces toda la historia, pídele a Luís que te ponga al día, yo ya estoy harta de repetir siempre las mismas cosas y que nadie quiera entender mis razones.

3. Presta attenzione all’ordine di alcuni elementi all’interno della frase.

Dico sempre ai miei alunni che l’ordine delle parole in spagnolo è abbastanza libero e che se preferisco mettere un elemento prima di un altro, a volte è solo questione di orecchio. Tuttavia, ci sono due casi in cui va rispettato un determinato ordine degli elementi all’interno della frase, vediamoli assieme:

  • SE + PRONOME. L’ordine dei pronomi è diametralmente opposto rispetto a quello italiano e gli esempi che seguono te lo dimostreranno meglio di qualsiasi altra parola io possa proferire:

Se me han roto las gafas = mi si sono rotti gli occhiali / *Me se han roto las gafas.

Se te cayó por el suelo, ¿no te acuerdas? / *Te se cayó por el suelo.

Se me ha olvidado todo lo que aprendí anoche / *Me se ha olvidado todo lo que aprendí anoche.

Nota bene che, come in tutti i miei articoli, le frasi precedute da asterisco sono errate e tu non puoi fare nulla per redimerle.

  • PRETÉRITO PERFECTO (=passato prossimo). Tra l’ausiliare haber e il participio passato non ci può essere nessun altro elemento, qualsiasi altra parola tu voglia aggiungere per modulare il significato del verbo va messa prima o dopo:

Ya he comido / He comido ya /* He ya comido.

Nunca he estado en los EE.UU. / No he estado nunca en los EE.UU. / * No he nunca estado en los EE.UU.

 4. Pretérito perfecto vs pretérito indefinido.  

Eccoci di nuovo a parlare di pretérito perfecto, questa volta in relazione al pretérito indefinido, il passato remoto (questo semi-sconosciuto della lingua italiana) dello spagnolo. Siccome non è mia intenzione tediarti con nozioni meramente grammaticali, ti basti sapere che:

  • Se l’azione si è svolta in un momento temporale concluso (ayer, anoche, hace dos meses, la semana pasada, el siglo pasado, ecc.) e senza conseguenze nel presente, si usa il pretérito indefinido:

En 2016 fui a Francia.

El viernes pasado se me rompió el coche y tuve que coger un taxi para ir al aeropuerto.

Per domarne la complessa morfologia e sopravvivere all’emicrania da sovraesposizione ai verbi familiarizza prima coi regolari e poi con gli innumerevoli irregolari. Aiutati non solo ripetendo a voce alta o scrivendo il verbo dieci volte, neanche fosse una punizione divina, ma soprattutto facendo esercizi che ti portino a ragionare, solo così riuscirai a interiorizzare quello che stai poco a poco imparando: le inutili liste ripetute a memoria ti salveranno da un 18 all’esame, ma non ti aiuteranno a ricordare a lungo termine. Le strutture linguistiche non sono come le tabelline: studiare una lingua non ha niente a che vedere col riuscire a ripetere regole di grammatica alla velocità della luce, senza magari aver capito bene perché è così che si dice e si scrive e non in un altro modo.

  • Se l’azione ha qualche conseguenza nel momento in cui stai parlando o si trova all’interno dello stesso periodo temporale (este año, últimamente, este mes, hoy, esta tarde, ecc.), ecco che entra in gioco il pretérito perfecto:

Esta semana he ido a Francia dos veces.

Últimamente no hemos comido nunca pescado.

Piccola precisazione. Il participio passato va sempre (ma sempre sempre sempre) al maschile singolare:

Marta nunca ha estado en Alemania / *Marta nunca ha estada en Alemania.

Roberto y Carmen se han casado este año / *Roberto y Carmen se han casados este año.

 

È possibile che ti capiti di ascoltare qualcuno affermare esta mañana desayuné sola, anche se abbiamo appena visto che per casi simili la regola consiglia il pretérito perfecto. In questo caso chi parla attribuisce maggior rilievo alla distanza temporale oggettivamente esistente tra il momento dell’azione e il presente (l’azione si è svolta di mattina e ora è sera) e, proprio per questa ragione, la considera conclusa. È altrettanto probabile che qualcuno dica hace siete años que mi abuelo ha muerto: pur trattandosi di un evento lontano nel tempo chi parla dà maggior peso al rapporto soggettivo -emotivo- che lo lega all’accaduto (poco importa quando l’azione è avvenuta, quello che importa è come mi sento io quando ne parlo).

Cosa è giusto e cosa no?

Tutti gli esempi riportati sono corretti… e non mi guardare con quell’espressione smarrita!

Pretendere che in una lingua ci sia solo quello che è giusto e quello che è sbagliato secondo la regola grammaticale è come pretendere di poter vedere il mondo solo in bianco e nero, solo diviso tra bene assoluto e male assoluto, senza tener conto di tutte le mille sfumature che ci sono tra un estremo e l’altro.

Ho già avuto modo di raccontarti come, dopo 5 anni di intenso studio grammaticale e normativo dello spagnolo, non fossi del tutto pronta all’impatto con la lingua nella vita vera: mi mancava l’esperienza pratica, diretta, lontana dai libri e dalle grammatiche.

Lo so, sembra tutto molto frustrante, ma non è mia intenzione confonderti le idee o istigarti sibillinamente ad ignorare completamente la grammatica e buttare via i libri in nome dell’anarchia linguistica. Le regole grammaticali sono importantissime perché ti aiutano ad orientarti e forniscono gli strumenti di lettura indispensabili per gestire e superare le avventure linguistiche che ti aspettano, ma affinché l’apprendimento sia davvero completo è fondamentale che lo studio della grammatica non sia mai isolato dalla realtà della lingua.

La lettura di libri e riviste, la conversazione attiva con l’insegnante o con i compagni di corso, i contatti diretti con i clienti madrelingua e l’ascolto sono aspetti altrettanto indispensabili che non vanno mai né trascurati né sottovalutati. Durante le mie lezioni cerco sempre di lasciar parlare l’allievo, proprio perché è estremamente importante avere dei momenti per potersi esprimere nella lingua che si sta imparando, forzando i propri limiti per capire fino a dove possiamo spingerci e quanto, invece, dobbiamo potenziare. Per cui niente timidezza o vergogna, abbatti le barriere e buttati!

Fai tesoro come meglio credi di questi suggerimenti, il mio obiettivo principale è farti riflettere e farti capire che quando studi una lingua non devi essere un automa, completamente in balia dei manuali: leggi e filtra tutto aiutandoti con il tuo spirito critico e la tua esperienza del mondo. Chiediti sempre perché stai imparando questo piuttosto che quello; dai peso a quello che impari e fai in modo che sia davvero utile per la tua esperienza, solo così lo salverai dall’oblio, sarai veramente motivato e affronterai ogni piccola sfida linguistica con il piede giusto.

5. Attento alle preposizioni, non sempre si usano come in italiano.

L’elenco che segue è qui proprio per dimostrarti che non dico mai le bugie:

  • Tu vai in Italia, uno spagnolo va a Italia.
  • Tu decidi di andare al mare, uno spagnolo decide ir a la playa.
  • Tu inizi la tua relazione con la presentazione dall’analisi dei dati, uno spagnolo empieza por el análisis de los datos.
  • Tu pensi a lui tutto il giorno, uno spagnolo piensa en él todo el día.
  • Tu sei interessato alla vita di Mao Tse Tung, uno spagnolo está interesado en la vida de Mao Tse Tung.
  • Tu la scorsa notte hai sognato un cavallo verde, uno spagnolo anoche soñó con un caballo verde.
  • Tu dici che l’impresa dove lavori conta 60 dipendenti, uno spagnolo che la empresa donde trabaja cuenta con 60 trabajadores.
  • Tu martedì hai visto Maria in palestra, uno spagnolo el martes vio a María en el gimnasio.
  • Tu vai al lavoro con la macchina, uno spagnolo suele ir al trabajo en coche.
  • Tu dici che Cent’anni di solitudine è stato scritto da Márquez, uno spagnolo che Cien años de soledad fue escrito por Márquez.
  • Tu dici “la informo che il Sig. Rossi la sta aspettando”, uno spagnolo “la informo de que el Señor Rossi puede atenderle“.

Soffermiamoci un secondo e osserviamo un minuto di silenzio per tutti quei complementi oggetto di persona che non sono stati introdotti dalla preposizione A. Come tutti sappiamo (o dovremmo sapere…) il complemento oggetto risponde alla domanda “chi?” o “che cosa?”; in spagnolo, quando risponde alla domanda “chi?”  va obbligatoriamente introdotto dalla preposizione A, come nell’esempio di Maria che abbiamo visto prima e in quelli che seguono:

Estoy esperando a mi papá / *Estoy esperando mi papá.

Estoy buscando a la secretaría de Manuel, pero no sé dónde se ha metido / *Estoy buscando la secretaría de Manuel.

Mi raccomando, però, non ammalarti di manie da ipercorrezione, della serie meglio l’abbondanza che la penuria quando non si è sicuri: dirai, dunque, yo espero a mi hermana, ma el otro día esperé el autobús por más de media hora e no *esperé al autobús, nessuno è ancora riuscito a dimostrare scientificamente che l’autobus è una persona…

6. Quedar / quedarse – ir / venir – traer / llevar – pedir / preguntar: les enfants terribles dello spagnolo.

  • QUEDAR significa “vedersi con qualcuno”, “mettersi d’accordo sul dove e quando”, mentre QUEDARSE significa “rimanere in un posto”:

¿Vas a hacer algo hoy por la tarde? Sí, he quedado con Consuelo a las cuatro en frente de Zara.

 El domingo pasado nos quedamos en casa porque la niña tenía gripe.

  • TRAER indica portare da lì a qui, LLEVAR portare da qui a lì. Se puoi aggiungere alla frase aquí, devi usare traer; se puoi aggiungere allí, il verbo giusto è llevar:

¿Me puedes traer [aquí donde estoy] un boli? Te lo llevo [allí donde estás] enseguida.

 Nos vemos mañana por la mañana a las 08.00. No te olvides de los documentos que tenemos que llevarles a los clientes, los necesitamos si queremos que acepten las condiciones del nuevo contrato.

Non a caso “portare con sé” si traduce con il verbo llevarse, poiché sposti qualcosa dal luogo in cui ti trovi in un altro luogo, in parole povere, da qui a lì:

Estoy intentando hacer las maletas para las vacaciones, pero hasta ahora sólo sé que me llevaré cinco trajes de baño.

  • Per spostarti da qui a lì in spagnolo usa IR; al contrario, se il movimento è da lì a qui, il verbo corretto è VENIR:

1. [Due persone sono nella stessa casa, ma non nella stessa stanza]:

A: Carlos, ven aquí [en el salón donde estoy], la peli está a punto de empezar.

B: ¡Enseguida voy [allí al salón donde estás tú, yo estoy aquí en el cuarto de baño]!

2. [Tu sei a casa, stai parlando al telefono con un collega che si trova in ufficio]:

A: Después del trabajo voy a verte [allí donde estás], así me cuentas qué te ha dicho el doctor.

B: Ven [aquí en mi casa] cuando quieras, ya sabes que yo no puedo salir.

  • Usa PEDIR quando chiedi per ottenere qualcosa in cambio (ad esempio, un favore), usa PREGUNTAR quando fai una domanda semplicemente per sapere qualcosa, per avere una risposta:

A: El martes pasado me llamó Inés para pedirme un favor. Quiere que la ponga en contacto con mi padre porque necesita un abogado.

B: ¿Y por qué necesita un abogado? ¡No me digas que no se lo preguntaste!

A: Pues no, la verdad es que no se lo pregunté, me dijo que me lo contaría todo el sábado, pero al final no hablamos mucho, había demasiada gente.

 

Soprattutto nel caso di ir/venir e traer/llevar il cambio di prospettiva è notevole, quasi uno shock culturale. Per riprenderti, pensa che il movimento ruota attorno alla persona che parla, è da lei che parte ed è verso di lei che è proiettato: all’inizio della tua relazione con questi verbi, ragiona sul da farsi e chiediti sempre se il movimento che vuoi esprimere si muove verso di te o se, invece, sei tu che ti devi spostare.

7. Ser o estar? 

Non sai mai quale dei due verbi devi usare ed entri in confusione? Sto per svelarti un trucchetto infallibile, ma prima piccolo ripassino!

  • SER si usa per parlare di caratteristiche intrinseche, generalmente immutabili, della persona, dell’animale o dell’oggetto in questione:

Yo soy Serena, soy italiana y delgada = non posso essere Giulia, non posso essere burrosa e non posso belga: cambiare queste caratteristiche vorrebbe dire essere tutta un’altra persona.

  • ESTAR esprime stati d’animo momentanei; inoltre, serve anche per situare persone, animali ed oggetti nello spazio:

Hoy estoy triste porque hace cinco días que mi gato ha desaparecido = oggi sono triste, però domani posso essere contenta, dopodomani stanca e così via.

El nuevo museo de ciencias naturales está justo enfrente de la oficina del notario, si queréis podemos ir.

 

Bene, ora sei pronto a sapere che, per aiutarti a scegliere tra ser o estar, puoi sostituirli con encontrarse, che significa “incontrarsi, trovarsi” (esprime, quindi, uno stato momentaneo come estar e non una caratteristica permanente come ser); se la frase fila anche con encontrarse, allora significa che il verbo da usare è ESTAR:

Hoy Sara no viene, está (= se encuentra) enferma.

Marisol tiene una sonrisa para todos, es (*se encuentra) una mujer muy amable y encantadora.

Ne approfitto anche per ricordarti che le sfumature sono importanti anche per le parole, per cui presta sempre molta attenzione a quello che dici non solo in italiano (ogni tanto dovremmo tutti fare un bel lavaggio linguistico per depurarci) ma anche nella seconda lingua, tra le cui vie non ti muovi con la stessa scioltezza che nella tua lingua madre.

Se dici ad una tua collega hoy estás guapísima le stai dicendo che il vestito che indossa le sta particolarmente bene, che il trucco le dona parecchio e che il risultato finale si fa notare più del solito; se, invece, le dici eres siempre guapa, no sé cómo lo consigues, significa che la bellezza è una caratteristica che le appartiene sempre, indipendentemente da quello che indossa. Occhio anche a dire di qualcuno che está bueno/a: è sì un complimento, ma abbastanza esplicito, stai praticamente dicendo che quel qualcuno è sexy, mettiamola così e fermiamoci qui (se fossi in te, di fronte al diretto interessato userei un altro aggettivo…). Invece, per dire che una persona è buona di carattere devi dire che es muy buena. Ci siamo capiti?

 8. Tú o tu? 

Esistono delle coppie di monosillabi (parole formate da una sola sillaba) in cui è proprio la presenza o meno dell’accento grafico a determinare il significato e la categoria grammaticale di appartenenza. Addirittura, in alcuni casi, la pronuncia è esattamente la stessa, ma la grafia no, per cui stai molto attento a quello che scrivi. Eccoti serviti alcuni esempi, e non dire che non mi merito un grazie!

  • AÚN ≠ AUN.
  1. Aún no he ido a ver la oficina de María = todavía.
  2. Ya sé que, aun estudiando, no aprobaré el examen = incluso, hasta, también, (ni) siquiera.
  • ÉL ≠ EL.
  1. Él se fue, dejándola sola y sin palabras = lui.
  2. El sobrino de Manuel vive en Inglaterra desde hace el año pasado, ¿no lo sabías? = il.
  • ESTÁ ≠ ESTA.
  1. Oye, ¿sabes dónde está el museo de ciencias naturales? = terza persona singolare del presente indicativo del verbo estar.
  2. En esta oficina se trabaja muy bien, somos muy amigos y nos ayudamos recíprocamente = questa.
  • HACÍA ≠ HACIA
  1. Hacía demasiado calor, por eso me fui pronto = faceva, imperfetto del verbo hacer.
  2. Estos coches se dirigen todos hacia la boda, ¡date prisa, no quiero quedarme atrás! = verso.
  • MÁS ≠ MAS.
  1. No puedo más, estoy harto de sus quejas = più.
  2. Decidió leer las cartas. Pensaba estar solo, mas yo lo vi = sinonimo di pero, uso letterario.
  • MÍ ≠ MI
  1. Ayer a mí me dijo que vendría, pero ya sabes como es tu hermano, puede que haya decidido quedarse en la oficina hasta las nueve y se haya olvidado de decírnoslo = pronome personale “me”.
  2. De haberlo sabido, no se lo habría contado a nadie que lo conozca, ni siquiera a mi marido = aggettivo possessivo “mio/a”.
  • SÉ ≠ SE.
  1. ¿Carlos? No sé ni dónde está ni cuándo va a llegar a la oficina, así que te aconsejaría llamar otra vez hoy por la tarde = prima persona del presente indicativo verbo
  2. Se duchó, se peinó y se fue sin decir una palabra = si, pronome riflessivo.
  • SÓLO ≠ SOLO
  1. Sólo estudiando y trabajando mucho conseguirás el trabajo que deseas = avverbio, “solamente”
  2. Dado que mi colega tuvo que ir al médico, el viernes pasado fui solo a visitar la bodega de los nuevos clientes italianos = aggettivo, “solo”
  • TÚ ≠ TU.
  1. Tú no te has enterado de nada porque todavía no has hablado con José = tu.
  2. Tu vestido me encanta, quiero comprarme uno igual = tuo/a.

9. Muy e mucho. 

MUY si usa con aggettivi e avverbi, MUCHO/A/OS/AS con sostantivi e MUCHO con verbi. Perché *muy calor non lo voglio più sentire, ridiamo a muy quel che è di muy e a mucho quel che è di mucho!

Mi nueva compañera de trabajo es muy simpática = muy + aggettivo

Es bastante importante que redactáis el informe muy detalladamente = muy + avverbio

El doctor le ha dicho que tiene que comer mucha fruta = mucho + sostantivo

Esta semana hemos trabajado mucho, ahora ¡todos a descansar! = mucho + verbo

10. Porque, por qué, porqué. 

PORQUE si usa nelle frasi affermative = no creo ir a la fiesta de Julia después del curro porque estoy muy cansada.

POR QUÉ si usa nelle frasi interrogative (dirette ed indirette)= ¿por qué no has intentado convencerlos? / todavía no me has dicho por qué el otro día te fuiste antes del trabajo.

PORQUÉ è un sostantivo = aún no le han explicado el porqué de sus decisiones.

11. Y o E? O o U?

Tutti impariamo che la congiunzione “e” in spagnolo è y e che la congiunzione “o” è o anche in spagnolo. Esistono, però, due situazioni in cui le nostre amiche cambiano pelle e subiscono una trasformazione:

  • davanti ad una parola che inizia per “i”, y si trasforma in e:

Carlos e Isabela ya se fueron. Ahora él trabaja para otra empresa y ella está de camarera en el restaurante de sus tíos.

  • davanti ad una parola che inizia per “o”, o diventa u:

No quiero elegir entre uno u otro, por eso prefiero quedarme aquí.

12. Así o tan?

Allora, parliamoci chiaro e guardiamoci negli occhi intensamente fino a che non ti avrò convinto che así non è un passe-partout e che *así así non vuol dire niente in spagnolo. “Così, così” si traduce con regular, che significa “né bene né male, potrebbe andare meglio”. Detto ciò, ti ricordo anche che ASÍ va usato per dire “così, in questo modo”, mentre TAN si usa per tradurre “talmente”:

Por qué me miras así (= de esa manera, in questo modo)?

Ese hombre es tan guapo que me pasaría las horas mirándolo. Por cierto, ¿sabes sí está casado?

13. Qué o que?

Donde o dónde? Cuando o cuándo? Cual o cuál? Quien o quién? Como o cómo? Che dici, meglio che mi fermi qui prima che tutte queste domande senza risposta ti provochino la nausea e un’improvvisa ansia da prestazione?

Sicuramente saprai già la risposta, ma un piccolo ripassino, giusto per assicurarci che non ti sfugga niente, non fa mai male: un po’ come la famosa mela al giorno, che ti toglie il medico di torno, le mie pillole, se assunte in dosi giornaliere, servono a toglierti i dubbi di torno!

Come è vero che 1+1 fa 2 e che l’acqua bolle a 100°, è altrettanto vero che que, donde e tutte le altre paroline sopra citate si usano accentate nelle frasi interrogative dirette ed indirette e nelle esclamative. In tutti gli altri casi, cioè nelle frasi negative e affermative, usale pure senza accento:

¡Qué tonto eres! = esclamativa.

Y ella, ¿quién es? Nunca la he visto antes por aquí = interrogativa diretta.

Me preguntó sí lo conocía y cuál era su trabajo = interrogativa indiretta.

Cuando lo sepa, te lo diré = affermativa.

14. Femminile o maschile?

Se c’è una cosa totalmente arbitraria e priva di sensata ragione apparente in una lingua, quella è sicuramente la divisione in generi delle parole. Non si capisce, infatti, perché “fiore” sia maschile in italiano e femminile in spagnolo (la flor), perché “analisi” o “origine” siano femminili per noi e maschili per loro (el análisis, el origen), ecc. Un buon modo per imparare il genere corretto dei sostantivi, tenere a bada eventuali errori e non impazzire è annotare la parola con il suo articolo -magari in ordine alfabetico- in un piccolo quaderno.

Ricorda che non finisce qui, tanti altri consigli per migliorare la pronuncia ti aspettano nella seconda parte del post. Se, nel frattempo, ti è venuta voglia di migliorare il tuo spagnolo o, perché no, di iniziare ad impararlo seriamente, contattami in privato. Insieme definiremo gli obiettivi da raggiungere e costruiremo un percorso di studi attorno alle tue esigenze e ai tuoi desideri. Ti accorgerai che studiare le lingue non è mai stato così semplice, la parte più difficile è iniziare…ma tu ci sei molto vicino!

E se ha voglia di conoscermi meglio, clicca sul pulsante qui sotto e troverai un video che parla un po’ di me, un po’ del mio lavoro e un po’ di quello che faremo assieme se deciderai di contattarmi per iniziare una collaborazione. Buona visione!

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Ci sentiamo presto… e non dimenticare di condividere!

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